Thursday 10 march 2011 4 10 /03 /Mar /2011 17:23

Friday 25 february 2011 5 25 /02 /Feb /2011 11:19

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Molti amici blogger mi hanno segnalato l'ambigua posizione di Tom Bosco sul tema 'scie chimiche'. Questa conferenza potebbe allora essere una buona occasione per ascoltare dalla sua propria voce novità al riguardo. Non conosco il Sig. Bosco e credo che, nella situazione in cui siamo, solo l'atto di parlare di scie chimiche sia già qualcosa di utile, anche per darne un'interpretazione diversa da quella personale.

Il legame tra irrorazioni chimiche ed intelligenze aliene mi sembra comunque fondato ed interessante. Grazie a tutti per la segnalazione. G.B.

    

Tuesday 22 february 2011 2 22 /02 /Feb /2011 20:54

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Nespoli-dalla-Stazione-Spaziale-2.jpg

Saturday 12 february 2011 6 12 /02 /Feb /2011 21:20

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Friday 11 february 2011 5 11 /02 /Feb /2011 13:41

   

Friday 11 february 2011 5 11 /02 /Feb /2011 13:18

  

cerchi nel cielo a gaza

 CERCHI CHIMICI NEL CIELO DI GAZA

 

chiesa della natività

CERCHIO CHIMICO SOPRA LA CHIESA DELLA NATIVITA' A GERUSALEMME

 

Tuesday 8 february 2011 2 08 /02 /Feb /2011 20:04

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Thursday 23 september 2010 4 23 /09 /Set /2010 11:43

Da qualunque punto di razionalizzazione o avidità è chiaro che alcuni gruppi di imprese, con il sostegno del governo, hanno deliberatamente creato un inferno tossico sul nostro pianeta. E' un particolare tipo di inferno che si ottiene per via chimica e radioattiva sempre più tossico anno dopo anno creando danni e pericoli in espansione per fare del male, debilitare, torture e persino uccidere persone in numero incalcolabile. Benvenuti nel pianeta terra. Il peso delle prove sulla base dei risultati di biologi, tossicologi ed epidemiologi indica chiaramente che le popolazioni del mondo sono esposte a una serie di contaminanti chimici e metalli pesanti. Anche a forti esposizioni alle radiazioni, pilotate dall’alto tramite l'uso ostinato da parte dell'establishment medico di radiazioni nel test diagnostici e del loro uso nel trattamento del cancro e l'uso folle di uranio impoverito sui campi di battaglia. Le patologie croniche sono il killer numero uno negli Stati Uniti, con circa quattro su cinque morti in America ogni anno, ma la maggior parte medici non ha la minima idea di ciò che è realmente la causa di tutto questo. L'istituzione medica non è stata in grado di risolvere o curare neanche una delle malattie croniche che affliggono l'umanità semplicemente perché non vuole veramente sapere quali siano le cause. Così i funzionari medici si ostinano a ricercare sull'influenza ed i virus invece di affrontare il fatto che la medicina farmaceutica stessa è una delle maggiori fonti di esposizione tossica e lo stesso si può dire per l'odontoiatria. In realtà questo è un piano progettato dalle case farmaceutiche, il che significa che i giganti farmaceutici hanno manipolato noi - i pazienti ed i medici - di continuare a guardare ai loro farmaci come alla fine di tutto, anche di tutte queste malattie croniche. Il loro unico intento è quello di tenerci dentro la loro droga, non per trovare una cura vera e propria, ed è di poca importanza per loro che questi farmaci causino danni e sofferenze. La maggior parte dei medici, dentisti e funzionari della sanità sono stati sottoposti al lavaggio del cervello, non possono ‘vedere la foresta a causa degli alberi’ quando si parla di tossicità. E questo è stato deliberato. Medicina ed odontoiatria sono tra i peggiori inquinatori della biosfera umana in modo che saranno gli ultimi che avranno a che fare con la sindrome di tossicità. La medicina contemporanea è oggi minacciata con la sua stessa morte perché siccome aumenta la tossicità nel mondo (e intensamente in alcuni settori) siamo diventati più sensibili e malati - non a causa di virus, batteri e funghi, ma a causa dell’avvelenamento da sostanze chimiche. La tossicità satura i nostri corpi e qualsiasi nuova minaccia ci spinge oltre il limite provocando una sindrome conosciuta come l’influenza blu, indotta chimicamente, come sta avvenendo negli stati colpiti dalla catastrofe del Golfo del Messico ora. Secondo la Physicians for Social Responsibility (PSR) circa 100 milioni di americani, più di un terzo della popolazione, soffrono di qualche forma di malattia cronica come l'asma, diabete, cancro, malattie cardiache e renali o artrite.  Il destino dell'uomo è in rotta di collisione con la medicina contemporanea, l’odontoiatria e le compagnie farmaceutiche che stanno avvelenando l'umanità, facendo un sacco di soldi.

 

(traduzione parziale dell’articolo originale ‘Chemical Hell on Earth’)

Autore: Dr. Mark Sircus

 

Fonte: http://blog.imva.info/medicine/chemical-hell-on-earth

Monday 20 september 2010 1 20 /09 /Set /2010 10:34

 

Ad oggi, l’ipotesi che le scie chimiche siano uno dei vettori utili per un processo di trasformazione silenziosa del nostro pianeta, sembra essere l’ipotesi più plausibile. Ci sono molti indizi su come sia stata orchestrata un’operazione di rimodellazione della vita sulla Terra che mira a riconfigurare l’ecosistema tutto per renderlo qualcosa di profondamente diverso da come lo conoscevamo. Questa colossale operazione di rimodellazione o terraformazione (1) utilizza molti strumenti per la sua riuscita: l’ingegneria genetica, le emissioni di onde elettromagnetiche, l’inquinamento bio-chimico, le nanotecnologie, la gestione delle risorse, la comunicazione. Il fattore che più ci ha sorpreso è stato quello dell’utilizzazione sistematica dei media: il cinema, la musica, la televisione, la moda, la letteratura ma anche l’architettura e l’urbanistica, sono i mezzi di veicolazione preferenziali di istanze sorprendenti per il loro carattere di novità e per il senso ultimo dei messaggi che sottendono sotto una copertura simbolica sempre più esile in vista, immaginiamo, di una totale e perentoria epifania. Questo bombardamento di elementi comunicativi permeanti ha, oltre che uno scopo persuasivo e di distrazione, anche un evidente fine evocativo (2).

 

L’operazione non sembra lasciare nulla al caso e procede con una programmazione sincronizzata di eventi, nei vari settori della vita collettiva, che tendono all’instaurazione di un regime autoritario paramilitare con compiti di controllo della popolazione e delle risorse che però non va confuso con il fine ultimo di queste azioni. Contemporaneamente, tutti gli ambiti della nostra vita spirituale e materiale sono pervasi dall’inquinamento sistematico effettuato tramite il rilascio di mezzi vettore finalizzati ad operare la trasformazione nella sfera vitale terrestre. Il fatto che l’operazione abbia bisogno dell’appoggio sistematico delle armi di persuasione più o meno occulta ci lascia paradossalmente un filo di speranza. Evidentemente è temuta, da coloro che compiono questa azione e dai loro mandanti, una qual forma di resistenza che cercano quindi di ridurre al minimo con tecniche di coercizione mentale più o meno invasive. Dobbiamo ammettere che gran parte dell’umanità non è solo pronta ad accogliere questo cambiamento ma addirittura lo auspica! Altri umani, pur preoccupati, si sentono però protetti da un filtro storico e culturale proprio della nostra specie, senza rendersi conto dell’esigua copertura che esso permette. La nostra storia (anche del pensiero) è ben poca cosa di fronte a cotale attacco ed infatti i più non sembrano neanche accorgersi della ‘potenza di fuoco’ a cui siamo sottoposti.

 

La macchina della propaganda lavora a pieno ritmo: gli OGM, ad esempio, sono stati presentati in principio come la soluzione al problema della fame nel mondo (ricordate?) e le scie chimiche sono state spesso associate ad operazioni volte alla mitigazione del cosiddetto cambiamento climatico (geoingegneria) in una operazione di condizionamento mentale tanto subdola quanto efficace. Sappiamo bene quale sia il fine delle coltivazioni OGM così come dubitiamo sulle reali intenzioni di chi irrora i cieli (ed i corpi) con mix chimici-organici.

 

Resta da chiarire l’annoso problema: chi è quell’umano che non riesce a rendersi conto che sta contribuendo ad affondare la barca su cui egli stesso naviga? Le ipotesi che rimangono sono tre: o l’umano in questione non naviga sulla stessa barca in cui navighiamo tutti (possiede un’arca di Noè?) o ha deciso comunque di suicidarsi oppure è un essere “anfibio” e cioè è pronto a prosperare nel nuovo mondo rimodellato. Si perché questo processo di rimodellazione è irreversibile, nulla sarà più come prima: l’eccezionale biodiversità del Pianeta si è creata in millenni di storia naturale e non potrà essere riprodotta in laboratorio in tempi brevi!

La piccola fetta di umanità che si è accorta del problema ha dunque dei doveri che riguardano la sua sfera etica: deve continuare a ricercare e diffondere il frutto delle sue ricerche. Deve inoltre opporsi a questo cambiamento lesivo delle basi intime della sua natura. Molti umani sono stati sedotti ad accettare questo cambiamento, con promesse di lunga e serena vita in ambienti ricolmi di stimoli artificiali. Sappiamo che la scienza e la tecnologia sono state utilizzate contro noi stessi con modalità difficili da comprendere: sono infatti settori di esclusivo appannaggio delle elite di governo che indirizzano i miliardi stanziati in quei settori in modo totalmente verticistico, ben lontano dal controllo sociale.

La nostra parola ed i nostri diritti sono nulla di fronte alla pressione esercitata da questa operazione ma un modo per arginare il tutto c’è ed è relativo alla potenza della nostra sfera spirituale: un ambito di cui sappiamo ancora poco ma che è evidentemente molto temuto dagli artefici di tali cambiamenti. La nostra opposizione profonda al nuovo sistema proposto potrebbe impedire l’attuarsi di tale scenario. Forse “loro” hanno bisogno di una qualche forma di accondiscendenza ed invito da parte nostra e questo potrebbe spiegare la “caccia” che attuano nei confronti di chi possiede ‘carisma’: una qualità ritenuta molto importante. Altre nostre qualità molto temute riguardano la nostra sfera altruistica: l’amore, la generosità, la dedizione, l’aiuto reciproco, l’empatia e forse è proprio il caso di darci da fare in questo senso, no? Comunque vadano gli eventi, non ci sentiremmo di aver sprecato il nostro tempo. Che ognuno si dia da fare: forse è questo il motivo per cui oggi siamo sei miliardi e mezzo di individui! Agiamo ora. Qual è infatti il modello a noi proposto da loro? E’ quello di un uomo isolato, freddo, sterile, aggressivo ed appagato nei suoi istinti più avvilenti. E’ un essere eterodiretto, un ‘teletabis’ (teletubbies) che obbedisce agli impulsi di radioonde e che vive, in un ambiente plastificato dall’apparenza naturale, un’esistenza demenziale frutto di una programmazione tanto accurata quanto deprimente. Un mondo in cui un Dio sole bambino (nuovo) scandisce le ore del giorno ed in cui degli alti ripetitori, emittenti impulsi ipnotici, inducono perentoriamente all’obbedienza.   

 

(1) http://www.tankerenemy.com/2010/09/terraforming-creare-un-pianeta.html

(2) http://santaruina.splinder.com/post/22939962/pensiero-magico-ed-evocazione

(3)  http://www.rfb.it/csa/links/ogm.htm

Wednesday 15 september 2010 3 15 /09 /Set /2010 12:21

 

Modificare le caratteristiche di un pianeta per renderlo adatto ad ospitare forme di vita che, nella sua configurazione iniziale, non sarebbero state in grado di abitarlo. L'idea che si possano volontariamente modificare le condizioni della superficie di Marte si trova, già nel 1917, nel romanzo di Edgar Rice Burroughs “A Princess of Mars”, il primo di una serie di undici romanzi nei quali una «fabbrica» di atmosfera rende abitabile il pianeta rosso. La stessa idea si ritrova nelle opere dello scrittore inglese Olaf Stapledon (1886-1950). Il suo romanzo “Last and First Men”, pubblicato nel 1930, è un monumentale affresco del futuro dell'umanità nei prossimi due miliardi di anni. In questo caso è l'atmosfera di Nettuno che viene resa respirabile grazie a piante geneticamente modificate che assorbono i gas nocivi e liberano ossigeno.

Questo processo è stato denominato terraforming da Jack Williamson, uno scrittore americano autore di libri di fantascienza, che ha introdotto la parola «terraforming» in “Seetee Ship” (trad. it. Il millennio dell'antimateria ed. Nord, 1991), un romanzo pubblicato nel 1951.

Inizialmente la terraformazione era diretta ai pianeti con caratteristiche simili al nostro: Marte e Venere, oppure ad alcune lune del nostro sistema solare. Come si ipotizzava di procedere? Si sono ricercati i modi più rapidi ed economici per giungere a questo ambizioso obiettivo sul quale hanno lavorato eminenti scienziati. Il primo ad essersi occupato dell'argomento è stato addirittura il celebre astrofisico americano Carl Sagan. Nel 1961, egli propone un meccanismo per rendere più clementi le condizioni atmosferiche del pianeta Venere, il quale, oltre ad avere già una sua atmosfera, ha dimensioni simili a quelle della Terra. A seguito di questo primo lavoro di Carl Sagan, la terraformazione è stata studiata con maggior interesse e uno dei ricercatori più attivi è Christopher McKay, dell'Ames Research Center della Nasa, in California.

 

terraforming-gift.jpgLa prima tappa di una terraformazione passa per quello che il biologo canadese Robert Haynes chiama ecopoiesi. Si tratta di trasformare un pianeta sterile in un luogo capace di accogliere la vita e di sostenere un ecosistema completo. Si potrebbe ingenuamente immaginare che basti diffondere sul pianeta interessato una buona quantità di batteri accuratamente selezionati o geneticamente modificati. Non è così semplice. Consideriamo il caso di Marte. La temperatura della sua superficie varia notevolmente durante la giornata, da -140 °C a +20 °C, con una media ben al di sotto dello zero. L'atmosfera ha una pressione molto bassa e non vi è alcuno strato di ozono per filtrare i raggi ultravioletti del Sole. Affinché i batteri terrestri, anche quelli più resistenti, possano sopravvivere, bisogna realizzare le seguenti modifiche: 1) aumentare la temperatura di superficie di almeno 60 °C; aumentare la pressione atmosferica; 2) fare in modo che l'acqua liquida possa scorrere sulla superficie; 3) ridurre drasticamente i flussi di radiazione ultravioletta e di particelle cosmiche che colpiscono la crosta del pianeta. Rendere Marte compatibile con la vita, vorrebbe dire in qualche modo migliorare le possibilità di sopravvivenza a lungo termine dell'umanità nel sistema solare e, più in generale, nella Galassia. Una cosa è certa: la trasformazione di Marte è credibile e potrebbe essere avviata grazie alle tecnologie di questo XXI secolo appena iniziato al prezzo di alcuni approfondimenti teorici e di un notevole sforzo tecnico. La terraformazione resta anche un eccellente stimolo intellettuale, che favorisce l’interdisciplinarità, la condivisione delle conoscenze e la riflessione sull'azione di una umanità diventata «ingegnere planetario». Perché se è possibile, forse anche facile, rendere Marte abitabile, è vero anche che è altrettanto facile destabilizzare e distruggere irrimediabilmente la biosfera terrestre. Cosa accadrebbe però se nel pianeta scelto per la terraformazione esistessero delle forme di vita seppur primitive? Ecco il problema etico: terraformare comunque oppure no? La scelta ovviamente dipenderebbe dalla necessità di avviare il processo. Una terra minacciata per motivi naturali od artificiali sarebbe senz’altro una buona scusa per avviare lo stesso il progetto, noncuranti dell’estinzione delle forme di vita autoctone che genererebbe l’operazione. Una buona alternativa potrebbe essere quella di modificare di pari passo sia l’ambiente del pianeta che la fisiologia della vita indigena su quel pianeta, in modo da preservarla seppur in forma differente. Sul pianeta così terraformato convivrebbero quindi la nuova specie ingegnerizzata e modificata con la specie ospite con conseguenze in tutti i settori della vita difficilmente comprensibili ad oggi. Si potrebbero creare ulteriori nuove specie date dall’unione delle due forme di vita (autoctona e ospite) oppure generare conflitti sia a livello biologico che sociale-comportamentale ed etico, e ciò potrebbe accadere se la specie autoctona disponesse di facoltà intellettive proprie. Un’ultima considerazione: e se il pianeta da terraformare fosse il nostro?

 

(Integrazione ed adattamento di un articolo originale dell’astrofisico Roland Lehoucq) 

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